La scuola dei padri

La scuola dei padri. Uno spettacolo scritto da Fabio Mercanti e Luca Guerini. Regia di Luca Guerini. Messo in scena dalla Realtà Teatrale Skenexodia da novembre 2017.

Con: Francesco Paolo Albamonte, Luca Bertollo, Mattia Ciprianetti, Oscar Genovese, Alessandro “Salo” Capretti, Marbjena Imeraj e Cinzia Damassa.

 

La scuola dei padri

 

Il giorno dopo gli attentati di Parigi del novembre 2015, cinque uomini tra loro sconosciuti si incontrano in un parco fuori Parigi, dove sono andati a recuperare un po’ di pace, lontano dal terrore. Tre di questi portano con loro i rispettivi figli, uno di loro ha lasciato la figlia acquisita e un altro parla di sua figlia come se fosse un ricordo o un’idea.

I cinque uomini si chiamano René (fondatore di una start up nel settore della finanza e padre di Tom), Pierre (dentista e padre di Josephine), Marcel (rappresentante commerciale e padre di France), Philippe (musicista improvvisato, parla di una figlia ma non è in scena), Joseph (ex seminarista, padre acquisito di Céline e compagno di sua madre). Pierre ha divorziato da qualche anno  e ora ha una relazione con Naima, una ragazza di origini algerine.

Ho immaginato che dopo la tragedia i cinque uomini si ritrovassero in un Eden al contrario. Ho pensato che un attentato in grado di colpire così violentemente le persone comuni nella loro quotidianità possa svelare l’individuo, spogliarlo delle sue convenzioni e mettere a nudo le relazioni con le persone a lui più prossime, come la famiglia e i figli.

Dopo gli attentati, i protagonisti si sono ritrovati nudi, spogliati di tutte le loro sicurezze e hanno scelto di allontanarsi dalla civiltà ferita per rifugiarsi nella pace di un parco fuori città.

L’idea del parco me l’ha suggerita il regista Luca Guerini. Dopo gli attentati, era rimasto molto colpito dal fatto che il governo francese avesse imposto un giorno di chiusura dei negozi e attività e si era chiesto cosa avrebbero fatto i genitori con i figli. Chiusi in casa davanti alla tv a monitorare il disastro, … oppure?

Essendosi scoperti vulnerabili e senza protezione, i protagonisti si sono rifugiati nella pace del parco dove non hanno incontrato alcun dio ad accoglierli o a punirli. Qui si sono conosciuti, svelati, confrontati e scontrati riflettendo sull’umanità e la paternità. Un’umanità precaria – priva di una figura paterna e autorevole – che si muove timorosa o che si affida a coordinate fallaci.

Nello spettacolo, il loro dibattere è ritmato dall’incalzare delle sentenze e delle critiche di N, personaggio femminile che incarna la Natura e che veste i panni di una barbona guardiana del parco. N è molto critica verso l’umanità e non ne comprende né la cattiveria, né la bontà. Non capisce perché l’uomo debba uccidere un suo simile per delle idee o per soldi. E poiché l’uomo ha scelto di costruire il mondo per sé, N non capisce perché non sia in grado di scegliere sempre ciò che è bene per lui. Poiché l’uomo ha scelto di vedere, di conoscere il bene e il male – immagine che viene dalla narrazione biblica del libro della Genesi – e la razionalità, per N è inconcepibile come lui non sia perfetto e autorevole nelle sue scelte e azioni e abbia invece bisogno di un continuo confronto dal quale emergono tutti i suoi limiti.

In questo giardino post traumatico, vengono alla luce le psicosi di ogni padre, figlio a sua volta, nudo e dannato come Adamo, che non sa chiedere e non sa dare. Ma vuole continuare a vivere, a scegliere e ad amare.

René           Oggi noi stiamo facendo qualcosa d’importante: stiamo definendo come sarà il padre di domani dopo aver rotto per sempre con la paternità dei secoli scorsi. Siamo degli sperimentatori.