Il Megadirettore galattico incontra Steve Jobs

Il Megadirettore Galattico

 

Nei film della serie di Fantozzi ci sono personaggi minori – e a loro modo “maggiori” – che completano il quadro aziendale. Uno di questi è il capo, il Megadirettore Galattico, una figura esile, evanescente, che appare e scompare come uno spettro. L’essere “capo” ovvero non essere un umano come gli altri, è una qualità suprema e pertanto rappresentata in una figura divina, quasi eterna o eternamente ricca e potente. Un padrone insomma, o meglio “eternamente padrone”, crudele e sadico.

Quella del Megadirettore Galattico  è l’intelligente caricatura che per molti aspetti rappresenta l’idea che nell’Italia degli anni Settanta si aveva dell’imprenditore capitalista: un padrone ricco e potente, infinitamente sfruttatore e reggente di una società divisa per classi preconfezionate e non modificabili o modificabili solo con azioni rivoluzionarie. Un essere così impercettibile e potentissimo, massimo rappresentante di strutture simboliche come l’economia e il capitalismo, non può essere colpito se non con un atto violento.

Questo immaginario è andato dissolvendosi con gli anni Ottanta e Novanta, ovvero quando socialismo e comunismo hanno perso fiducia e simpatie e i capi d’azienda sono diventati più umani. Non più galattici e celestiali, avrebbero potuto essere rappresentati come pistoleri del far west, cowboy conquistatori di terre che scrivevano le leggi per la prima volta le leggi del deserto. Ma non credo sia avvenuto. In questo periodo sono venute meno le rappresentazioni ideali e gli imprenditori – e i politici – sono stati rappresentati mediante la caricatura della loro umanità e dei loro umani difetti.

Neanche nel nuovo millennio, a mio avviso, siamo stati capaci di rappresentare, seppur idealmente, dei capi d’azienda. Siamo stati costretti a importare un immaginario d’oltre oceano. E così, insieme all’iPhone abbiamo preso anche l’imprenditore geniale che è stato Steve Jobs, insieme a Facebook lo studente brillante che è stato Mark Zuckemberg. Il capo d’azienda ha quindi lasciato di colpo l’abito e ha indossato la t shirt e le New Balance. Non conosce l’opera, ma in compenso fa jogging e ha passato l’adolescenza in un garage a plasmare il mondo futuro. Un immaginario che ha poco a che fare con l’Italia, fatta di botteghe, laboratori, atelier, fabbriche e fabbrichette, camicie, mocassini e passeggiate in montagna.
Steve Jobs abbigliamento
Nel mio piccolo ho tentato di disegnare un capo d’azienda sui generis, rivisitando la figura del Megadirettore Galattico infarcita di colori e tecniche importate dalla Silicon Valley. Saltando quindi, inevitabilmente, da Fantozzi e l’Italia anni Settanta delle lotte operaie e sindacali, a oggi, era del precariato e della grande rete, quando non si lotta più.

Il Capo supremo di Operatori è il titolare di un call center, indossa le New Balance e pratica sport estremi. Ha creato la sua azienda ispirato da una pista da sci e il suo ufficio è immerso in una vasca e lui ci lavora in mutande. Ho voluto dargli una spiritualità evanescente per omaggiare il Megadirettore Galattico di Fantozzi, la fisicità  e le sembianze di un Ceo all’americana e l’affabilità e l’irriverenza di un imprenditore del far west italiano, che ha la sua rappresentazione e ideale realizzazione in Silvio Berlusconi. Il quale, da imprenditore e politico, ha dovuto farsi personaggio e narratore per riempire il vuoto che la letteratura aveva lasciato.